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Giornata della "Memoria"  
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INTERVISTA AL REDUCE DI GUERRA: FRANCESCO PALASCIANO
Classi quinte D
ed E

Giugno 2008
Premio Concorso Nazionale di Poesia per Ragazzi dell'Associazione Bambini Cerebrolesi Campania ( ABC).
MOTIVAZIONE: Il dramma della guerra raccontato senza retorica, deformazioni o falsi moralismi, attraverso la testimonianza di un reduce. Le parole di Palasciano, crude ma al contempo intrise di commozione, svelano i più tragici risvolti della condizione esistenziale propria del milite: l'assenza di riferimenti affettivi, la perenne coscienza della caducità della vita, la passiva accettazione della legge del più forte...la quotidiana lotta per la sopravvivenza. Eppure, ciò nonostante, tra le righe di questa triste pagina di storia, tra lacrime e bombe., riescono a ergersi, come rose tra gli sterpi, valori edificanti ed esemplari quali la solidarietà, il coraggio e lo spirito di appartenenza ai colori di una stessa bandiera. I giovani ci insegnano che l'incontro col passato non va ridotto a una mera conoscenza degli eventi che lo hanno scandito, ma vissuto piuttosto come recupero e ascolto delle voci anche dei suoi più piccoli e ignoti protagonisti.

L’intervista al sig. Palasciano Francesco (classe 1915) è stata la conclusione di un lavoro sulla “Giornata della Memoria” condotto dalle nostre insegnanti e che ci ha visti coinvolti in modo molto attivo. Infatti, tutti ci siamo messi alla ricerca di materiale che in qualche modo era inerente l’argomento, anche chiedendo a nonni e parenti anziani.

Il sig. Palasciano, sin dal primo momento, è stato molto felice di aver avuto questo invito e per tutto l’incontro con noi era un … fiume in piena.È stata condotta a scuola nel pomeriggio del 24 gennaio e siamo stati noi ragazzi che abbiamo posto lui delle domande.

domanda: Cosa faceva in Albania?

Facevo il meccanico per cui accudivo alla manutenzione dei camion e provvedevo al cambio dell’olio, al rifornimento del carburante …

domanda: Come mai il soldato in Albania?

Non era stata una mia scelta. I comandanti ci mandavano dove c’era bisogno di noi e non avevamo possibilità di scegliere. Io già due anni prima ero stato mandato in questo corpo chiamato “8OO” che aveva il compito di assistenza ai camion.

domanda: In Albania c’era la guerra?

In Albania non c’era una guerra vera e propria perché c’era solo l’occupazione, c’erano i partigiani che volevano liberare la loro terra. Anche se non conoscevamo la lingua, stavamo bene, c’era da mangiare, l’unico rischio erano i bombardamenti.

domanda: Che cosa successe in seguito?

L’8 settembre del 1943 l’Italia si staccò dall’asse di alleanzatra Giappone, Germania e Italia.

domanda: Perché l’Italia adottò questa scelta?

L’Italia era la più colpita dai bombardamenti per la sua posizione geografica e, perciò, il Generale Badoglio firmò l’armistizio con l’Inghilterra. Questo sembròun tradimentoai tedeschi e così incominciarono i guai per noi.

domanda: Quali furono le conseguenze per voi?

Noi in Albania non avevamo conoscenze, eravamo in terra straniera, eravamo contenti perché pensavamo di tornare a casa, ma, il nostro colonnello ci chiamò e ci disse che le cose si mettevano male per noi perché non avevamo più un comando, eravamo sbandati e non sapevamocosa fare. Cercammo di restare insieme senza disperderci e seguimmo il consiglio del nostro comandante di “stringerci intorno alla bandiera”, cioè di restare il più possibile uniti, proprio per affrontare meglio il nemico.

domanda: In Italia che cosa succedeva nel frattempo?

I soldati che si trovavano in Italia erano avvantaggiati perché, tolte le divise, tornarono alle loro case.

Noi non avevamo vestiti borghesi, non conoscevamo la lingua e per questo eravamo nei guai.

Cominciammo a camminare e ci portammo dietro i camion ma i tedeschi ci seguivano e dall’altra parte c’erano i partigiani. Non facevamo che camminare a piedi di notte e di giorno, portandoci dietro solo un cappotto, una coperta e un telo per tenda.

Scappavamo senza tregua perché ci trovavamo tra due fuochi. Siamo stati due mesi in giro per l’Albania, non avevamo soldi.

domanda: Cosa mangiavate?

Mangiavamo ghiande, erbe crude, granoturco mezzo ammuffito e tartarughe che erano un pasto prelibato. Le schiacciavamoe così andavamo avanti.

domanda: Che sapore avevano le tartarughe?

Toglievamo il guscio schiacciandolo e quando c’era la possibilità di accendere un po’ di fuocole cuocevamo. Il sapore era simile alla carne della gallina.

domanda: Che cosa è successo poi?

L’8 novembre ci siamo trovati davanti i tedeschi. Eravamo in 25O e alla loro vista, siamo scappati a destra e a sinistra. Ci hanno sparato contro ed io, insieme ad altri 2O soldati, mi sono nascosto nei boschi ma ci hanno raggiunto. Mentre ci perquisivano ci dicevano “Siete banditi e traditori e sarete decimati”.

Ci hanno condotti, stipati in camion,nel centro dell’Albania, costretti a rimanerein piedi (per il poco spazio),per una settimana senz’acqua e senza cibo, ma noi avevamo in mente solo la parola“decimazione” e, dal terrore, non pensavamo alla fame anzi,era passata!

domanda: C’erano tra voi alcuni ufficiali?

In mezzo a noi c’erano sei ufficiali italiani che furono malmenati da alcuni soldati italiani. Erano scene pietose e spaventose. I soldati davano a loro la colpa di quel disastro.

Dopo una settimana ci tirarono fuori ed iomi trovai in un gruppo di 12O soldati. Ci fermammo in aperta campagna verso sera e ci diedero le pale per scavare alcune fosse… Pensammo subito che sarebbero servite per quelli, tra noi,che sarebbero stati fucilati (l’emozione è evidente!).

Ci dissero di farci le tende e ci diedero un pezzo di pane. La mattina seguente ci fecero la sveglia molto presto con … una raffica di mitra e ci mettemmo in cammino.

Dovevamo scavare delle buche anticarro di tre metri di profondità . Lavoravamo di giorno e di notte. Avevamo da mangiare solo se completavamo il lavoro, altrimenti eravamo costretti a rimanere nella buca. Sapete era d’inverno, con la pioggia e il freddo.

A quel punto tra di noi ci furono litiperché era necessario che tutti si doveva lavorare per completare il lavoro quotidiano per poter mangiare e riposare un po’. I tedeschi ci dissero vedendoci in lotta tra di noi :” Bravi, giustizia di popolo”.

Nessuno poteva permettersi di lamentarsi.

domanda: Lei è stato mai ferito?

No, ma ho visto tanti feriti.

Il 1° agosto del 1944 ci fu un bombardamento , io feci in tempo a buttarmi a terra ma a trenta passi da me cadde una bomba che mi coprì di detriti,( la voce è smorzata dalla commozione) ma, grazie a Dio, nessuna ferita.Mentre correvo per allontanarmi dal paese mi sorpassarono due camionette di tedeschi piene di feriti e morti.

Avevano le gambe penzoloni che bagnavano la strada di sangue, non c’erano ambulanze, tornai in paese il giorno dopo e mi ritrovai contutti gli italiani sopravvissuti.

Il paese era deserto, si vedevano case sventrate e non c’era anima viva, solo morti .

Pensammo di trovare qualcuno che ci potesse dire qualcosa e un albanese che parlava la nostra lingua ci disse :”Se tornano i tedeschi vi possono scambiare per “ sciacalli”e potreste avere altri guai”.

A quel punto decidemmo di andare a trovare i tedeschi all’altro paese.

Prima ci perquisirono, poi nuovamente ci misero a lavorare, ci facevano spianare strade e deviare il fiume con terra e alberi.

La gente del posto piangeva per questi danni ma sapevano che la colpa non era la nostra.

domanda: Rimaneste lì per molto tempo?

Verso la fine di ottobre del 1944 ci fu un altro bombardamento sulla ferrovia. Noi eravamo vicini e a 1OO metri vedevo le bombe che scendevano dal cielo come palloncini che sembravami cadessero in testa ( mentre racconta gli scappano due lacrimoni!).

Viaggiammo in treno per due giorni e due nottie ci trovammo a Belgrado.

Dopo una decina di giorni, il mattino presto ci dissero: “Si parte per Vienna”.

domanda: Partiste di nuovo con il treno?

No, a piedi, non avevamo scarpe, solo sandali di legno legati con alcuni lacci, durante quel percorso ci davano da mangiare pochissimo, la sera ci rifugiavamo nelle stalle, chi cercava diprendere qualcosa da mangiaredai campi veniva fucilato.

Un giorno mi capitò che, durante il cammino, mi si avvicinò una donna e mi diede un pezzo di pane. Passarono attimi e mi vidi arrivare una frustrata che mi ruppe il naso. Diedi il pezzo di pane ad un amico per cercare di frenare il sangue ma, dopo, quandochiesi il pane al mio compagnolui lo aveva mangiato.

domanda: Che cosa accadde quando arrivaste a Vienna?

A Vienna ci rinchiusero in un campo di concentramento dove rimanemmo per un anno.

Ci davano da mangiare poco, si dormiva sul tavolaccio, ma non ci disturbava nessuno.

Prima di Natale ci fecero scavare di nuovo buche anticarro, stavolta ci spronavano al lavoro con la frusta.

domanda: Non potevate reagire e ribellarvi?

No,non si poteva reagire perché bastava uno sguardo tra di noi che ci sparavano.

domanda: Rimaneste a Vienna molto tempo?

La mattina del15 aprile del 1945 quando ci alzammo …i tedeschi erano spariti. Eravamo liberi!

domanda: In quegli anni aveva avuto contatti con la sua famiglia?

No, non c’era possibilità di parlare con le famiglie.

domanda: Se oggi incontrasse un ufficiale tedesco, come reagirebbe, cosa gli direbbe?

Gli stringerei senz'altro la mano perchè anche i tedeschi ricevevano ordini dall'alto.L'abbraccerei come un “amicone”.

domanda: Ha paura che una cosa simile possa succedere di nuovo?

Non ho paura per me, sono già anziano, ma voi state attenti perchè potrebbe succedere ancora.

domanda: Quando è tornato a casa come è stato accolto?

Avevo solo mio padre che per due anni era stato in pensiero per me in quanto non aveva mie notizie.

Avevo anche le mie zie e festeggiammo per quel poco che si poteva fare a quei tempi.

domanda: Quale raccomandazione vuole fare a noi bambini di oggi?

Ricordate sempre che la guerra è brutta, ci fa perdere le persone care e rende gli uomini simili alle bestie! Non dimenticatelo mai bambini!

Grazie, conserveremo nel nostro cuore il ricordo di questo pomeriggio ed un giorno forse, chissà, racconteremo ai nostri figli di quel “nonno di 93 anni” che un giorno del gennaio del 2008, in quinta elementare,ci raccontò“la guerra” da lui vissuta e di come i suoi e i nostri occhi erano… umidi!

 

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